mercoledì 12 giugno 2013

AAA Giovani ideaimprenditori cercasi




Ciao a tutti, dopo un lungo periodo di inattività torno a calcare virtualmente la penna sulle pagine del mio blog. 
Avevo fatto una premessa per sfogarmi un po' sulla situazione attuale, della qualità della vita e della rassegnazione dei giovani, ma penso sia totalmente inutile, perciò passo direttamente al sodo.
Questo post è pensato per suggerire un interessantissimo concorso promosso dalla Fondazione Gaetano Marzotto che promuove le giovani idee dando premi in denaro, ma anche offrendo dei percorsi formativi per essere affiancati dai principali incubatori italiani di startupper.

I premi sono i seguenti:

Premio impresa del futuro
A vincere sarà il progetto imprenditoriale che saprà incidere positivamente negli ambiti sociali, culturali, territoriali e ambientali. In palio 250 mila euro 
e un percorso di affiancamento della Fondazione Cuoa.

Premio per una nuova impresa sociale e culturale
In questo caso il progetto deve basarsi sui settori basati sui servizi culturali, sociali, servizi alla persona e all'
ambiente. In palio 100 mila euro e un percorso di affiancamento della Fondazione Cuoa.
Premio dall'idea all'impresaIn palio 300 mila euro alle 10 migliori idee innovative per fare impresa. I vincitori avranno la possibilità di vivere un'esperienza in uno dei principali incubatori italiani ed essere seguiti dai migliori esperti per aiutare i giovani startupper a centrare l'obiettivo di realizzare impresa.

Questo il link al concorso: www.premiogaetanomarzotto.it

Il concorso scade il 30 giugno, quindi sbrighiamoci e mettiamoci al lavoro.

P.S. io sono sempre disponibile.

Ciao
Omar

mercoledì 9 gennaio 2013

Arduino, costruire facile e Open Source


Ciao a tutti,

in questo post voglio parlare di un piccolo aggeggio che sta rivoluzionando il mondo tecnologico e non solo, creando una vera e propria community in tutto il mondo.
 
All'occhio inesperto (quale ero pure io) potrebbe sembrare un pezzo di computer o il contenuto di qualche elettrodomestico, in verità non è così distante dalla verità, solo che non è un pezzo di qualcosa di esistente, ma è bensì il punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo. Si chiama Arduino ed è il frutto di un sogno di un giovane italiano, Massimo Banzi, che ha cercato di estendere il concetto di "Open Source", oltre che al Software che ormai è diventato una realtà consolidata, anche all'Hardware per dare la possibilità a chiunque di pensare, progettare e infine costruire le proprie idee.

In sostanza si tratta di un microcontrollore, ovvero una specie di mini computer che è in grado di ricevere delle informazioni, elaborarle e restituire un output attraverso dei segnali digitali ed analogici associati a veri dispositivi elettronici come ad esempio un led, un sensore di temperatura, uno schermo LCD, un motore ecc... sulla base di quanto gli viene detto di fare, ovvero come viene programmato.

Una volta aperta la scatola, ci si trova davanti ad oggetto ancora "vuoto", ovvero se lo attacchiamo alla corrente non fa assolutamente niente, è un involucro che deve essere riempito a piacimento collegandolo al PC e programmandolo. Qualcuno si chiederà "E quindi? Qual'è questa novità?" la novità sta nel concetto di Open Source sia dal punto di vista dell'Hardware che del Sowtware.
Solitamente l'Hardware era un concetto estraneo agli appassionati che volevano sperimentare qualcosa, dovuto agli alti costi e alla blindatura delle case produttrici che lo facevano interagire solo con determinati componenti e soprattutto con un software proprietario solitamente a pagamento, Arduino invece rende accessibile anche l'Hardware grazie ad un costo molto basso, la scheda costa poco più di 20 euro e poi sono a disposizione una miriade di componenti aggiuntivi trovabili ormai quasi ovunque a prezzi molto bassi (scheda ethernet, blootooth, wireless, oppure servomotori, ruote, pannelli solari e chi più ne ha più ne metta), dal punto di vista Software, invece, l'Open Source è come già lo conosciamo, ovvero un linguaggio di programmazione aperto, molto facile da usare (basato principalmente su C), con un ambiente di sviluppo (IDE) scaricabile dal sito e anch'esso molto basilare e di facile intuizione, oltre ad un'infinita gamma di librerie già sviluppate dagli utenti di tutto il mondo pronte per essere utilizzate per i propri progetti.

Io sono appassionato di tecnologia, ho delle conoscenze informatiche, ma nessuna conoscenza a livello elettronico, per me un circuito era un concetto totalmente agnostico. Leggendo su una rivista (Wired) di questo progetto, totalmente italiano, conosciuto in tutto il mondo e in continua evoluzione, mi sono appassionato, ma pensavo fosse troppo distante per le mie competenze, finché ho letto della messa in commercio del Arduino Starter Kit: un meraviglioso kit contenente Arduino, i vari componenti principali, una serie di cartoncini colorati e pezzi di compensato per fare i primi progetti grazie ad un ricco libro di 170 pagine con ben 15 progetti passo passo per comprendere i vari componenti della scheda. Il libro parte dai progetti più semplici come accendere un led, senza interazione con Arduino, giusto per avere le basi dell'elettronica, per finire con progetti più complicati e personalizzabili.

Io sono ancora in fase di sperimentazione, ma è entusiasmante creare qualcosa e provarne il funzionamento, ho molte idee in testa con progetti che già si trovano online, in rete si trova di tutto, ci sono molte applicazioni di domotica, si possono accendere luci, la caldaia o aprire le finestre, il tutto comodamente dal pc o dal proprio smartphone, ma poi ci sono applicazioni anche più complesse o artistiche, quadricotteri, strumenti musicali laser, videogiochi, insomma basta avere un po' di fantasia e con pochi euro si può realizzare un prototipo.

Come dicevo prima questo fenomeno ha creato una nuova corrente di appassionati chiamati Makers, come li definisce Wikipedia "un'estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai da te", che hanno creato una vera e propria comunità virtuale dove si scambiano consigli, idee, condividono risultati e creano team di sviluppo.

Beh qui c'è proprio da sbizzarrirsi, chiunque ne fosse interessato mi contatti per creare un team e provare a cambiare il futuro...

Ciao a tutti e buone idee.

Omar

martedì 11 dicembre 2012


Ciao a tutti,

è un bel po' che non aggiorno il blog, ma sono stato impegnato, stavolta attivamente a cercare e promuovere le mie idee.

A tal proposito vi segnalo un concorso che però sta per scadere dove è possibile presentare le proprie idee e partecipare alla possibilità di ricevere un finanziamento di ben 100 000 euro per l'avvio della propria Startup. https://prendipartealcambiamento.ingdirect.it/officina-cambiamento.php

Il concorso è cofinanziato da ING-Direct e H-Farm la prima la conoscerete tutti, la seconda forse no e per me è una realtà che mi rende fiero di essere italiano, oltretutto ha sede nella alla mia terra d'origine, il Veneto, viene definita da molti la Silicon Valley italiana.

H-FARM si propone al mercato con il doppio ruolo di incubatore e investitore: da un lato fornisce alla startup il capitale necessario al suo avvio (seed capital), dall’altro affianca il team con un approccio imprenditoriale, attraverso la fornitura di un range di servizi amministrativi, finanziari e commerciali.

Io ne ho approfittato e ho presentato due progetti:
  1. Open Genius: un progetto di crowfunding incentrato sulla ricerca, un modo per avvicinare la ricerca alle persone, farla conoscere e trovare collaboratori e investitori con una modalità innovativa;
  2. ItalKit: un nuovo modo per vendere il cibo italiano all'estero con la formula "all-inclusive".

Date un'occhiata ai progetti https://prendipartealcambiamento.ingdirect.it/officina-cambiamento-progetti.php e se vi va mettete un "like" sui miei.

Non dimenticate di proporre anche le vostre idee a questo concorso o ad altri, in ogni caso non smettete mai di sognare, l'economia sta cambiando radicalmente e noi potremo subirla passivamente o viverla da protagonisti. Io preferisco la seconda opzione.

Ciao a tutti e buone idee.

Omar

domenica 11 novembre 2012

Contraffazione



Ciao a tutti,

qualche giorno fa vedendo un articolo sul TG che parlava dell'annoso problema della contraffazione che ruba soldi pubblici e occupazione agli italiani, mi è venuta in mente un'idea, ovvero creare una semplice App che consenta di verificare l'originalità di un prodotto.

Certo prima di tutto occorre definire cosa si intende per "originale", pensavo quindi ad una sorta di DB nazionale che cataloga ogni prodotto, ritenuto tutelabile, identificandolo con un codice univoco, irriproducibile e chiaramente difficile da  contraffare.

Ho pertanto iniziato una ricerca sul web per capire se esistesse già un servizio del genere e mi sono imbattuto in originalcheck, un sito che da la possibilità al produttore di caratterizzare univocamente ogni proprio articolo attraverso un codice prodotto casualmente e univoco. Il servizio infatti assomiglia a quanto avevo pensato ma non del tutto, mi spiego meglio, quello proposto è un servizio a pagamento offerto alle aziende per assegnare un codice di identificazione ad ogni prodotto per diverse finalità, tra le quali emergono la tracciabilità e il marketing, è quindi più importato sul vendere un servizio utile all'imprenditore piuttosto che all'utente finale. Trattandosi di impresa giustamente è orientata al profitto, però si allontana dalla mia idea iniziale.

Quello che pensavo io, forse è un progetto più ambizioso e sicuramente difficile da realizzare, a meno di un supporto di istituzioni  preposte alla tutela del consumatore e delle stesse aziende.
In sostanza l'idea sarebbe quella di creare un algoritmo che assegni ad ogni prodotto che viene immesso sul mercato, un codice univoco e intelligente, ovvero che contenga tutte le informazioni per risalire al produttore, origine, data di creazione ed eventualmente la scadenza e, chiaramente, ne attesti l'originalità. Una volta prodotto il codice questo deve essere posto nella confezione e comunicato alle autorità preposte per tale scopo, attraverso un meccanismo online, magari con il semplice scanning del codice (es. QR code) attraverso appositi scanner collegati in rete, i codici saranno quindi comunicati al Server attraverso un protocollo di comunicazione criptato e infine salvati nel DB online.
Per confermare l'originalità di un prodotto basterà quindi verificare che il codice del prodotto sia disponibile nel DB online, attraverso un sito internet, con una App scannerizzando direttamente il codice con lo smartphone o con appositi scanner per gli esercizi commerciali.

Ora per fare il punto sulla sicurezza, possiamo affermare che con un algoritmo casuale e inaccessibile possiamo garantire l'impossibilità di creare un nuovo codice, resta però sempre il problema della duplicazione di un codice applicato ad un prodotto simile, se il prodotto contraffatto rispetta le caratteristiche registrate per l'originale, la verifica online darebbe esito positivo.

La soluzione potrebbe essere quella di registrare la data del primo acquisto all'atto dell'acquisto, in questo modo ogni prodotto se il cliente dubita sull'originalità del prodotto può verificarlo immediatamente, se il codice non è presente nel DB online la contraffazione sarà evidente, se invece il codice è presente ma risulta associato ad un prodotto venduto, comparirà la data e la località di acquisto. Oltre a questo si potrebbe prevedere una sorta di warning per le verifiche multiple di uno stesso codice, segnalandolo eventualmente anche alle attività di controllo, un comportamento tale infatti, soprattutto se effettuato in località diverse porterebbe a pensare ad un caso di copia del codice.

Beh l'idea è ancora in fase di gestazione, però si accettano consigli.

Buone idee a tutti

Ciao
Omar


mercoledì 17 ottobre 2012

Best place to work or best work for me?


Ciao a tutti,

in questo periodo si sentono spesso parole come crisi, disoccupazione, contratti a progetto, stabilità; sicuramente sono i temi caldi di questo tempo, ma una volta trovato il lavoro siamo sicuri di essere veramente felici?
Io questa domanda me la sono posta, il mio sogno è sempre stato quello di alzarmi la mattina, fare colazione e uscire canticchiando contento di andare a fare quello che veramente mi piace, come quando andavo all'università, sicuro di andare ad apprendere qualcosa di nuovo, fare due risate coi miei amici e respirare un po' di futuro.

Nella vita reale però non sempre è così, solitamente si dice qualcosa del tipo "non mi posso lamentare con la crisi che c'è in giro...", questo però è sintomo di rassegnazione e rinuncia che spesso di traducono in lavoro di modesta qualità e poco "engagement" (come si dice nella società globale), considerando poi che la maggior parte della nostra giornata è occupata dal lavoro, direi che è sintomo di scarsa qualità di vita.

Ma come si fa a trovare il lavoro che fa per te? Non necessariamente è quello che hanno fatto i tuoi genitori o quello che ritenevi potesse essere quando andavi ancora a scuola, anzi le idee si schiariscono quando ormai hai già iniziato il percorso scolastico e pure l'università, la maggior parte delle volte ci si trova imbottigliato in una situazione difficile da sbrogliare e non ti resta che seguire la corrente.

Quindi come si fa?

La risposta come spesso è più semplice del previsto, occorre analizzare le abitudini, gli interessi e le attitudini dell'individuo, ovvero considerarlo come persona che si deve adattare ad un macrocosmo a lui congeniale, in poche parole basta cercare il lavoro che ti assomiglia!

Il recruiter quindi non dovrebbe più interrogare il candidato sugli aspetti tecnici che la posizione impone di possedere, ma bensì dovrebbe analizzarne il carattere, quindi una ricerca di natura più psicologica che  tecnica.
Questo almeno secondo i ricercatori Claudia Harzer e Willibald Ruch, che ritengono sia la personalità la qualità predominante, c'è chi è positivo e ottimista anche nelle situazioni più difficili, chi sa mantenere il self-control in momenti imbarazzanti, chi è gentile e generoso e chi è naturalmente incline al lavoro di gruppo e alla collaborazione tra colleghi.

Certo uno cambiamento del genere non può partire solo da chi assume, dovrebbe essere ridisegnato l'intero percorso di istruzione in modo da costruire delle solide basi su cui costruire la struttura che si ritiene più congeniale una volta raggiunta la consapevolezza. Per far ciò la scuola e soprattutto l'università dovrebbe aiutare lo studente a identificare le proprie attitudini e punti di forza, inoltre penso che il percorso scolastico obbligatorio dovrebbe essere più breve lasciando lo spazio per continuare solo a coloro che veramente ne hanno intenzione e ne abbiano le capacità.

Penso sia estremamente interessante questa ricerca e spiegherebbe come tanti manager utilizzano le vacanze per rilassarsi coltivando l'orto o facendo delle attività di volontariato, quindi perché adattarsi a ciò che la società ci impone se possiamo deciderlo da subito?

Solo utopia o è possibile cambiare?

L'articolo completo lo trovate su Repubblica.

Buone idee a tutti.

Omar

martedì 2 ottobre 2012

Wikispeed




Ciao a tutti,

in tempi in cui tutti cercano di vincere la guerra all'esclusiva brevettando i propri prodotti per impedire l'entrata di concorrenti,  c'è una filosofia che da un bel po' sta cercando di ribaltare questa concezione, ovvero rendere disponibile a tutti il materiale e le conoscenze per lavorare, imparare, produrre, creare ecc... sto parlando dell'Open Source. Certo sembra quasi un'ovvietà parlare oggi di "Open Source", moltissime aziende usano software open source nelle proprie aziende in ogni campo, anche il mondo del Web ha beneficiato dell'avvento dei CMS (Content Management System) che danno la possibilità a tutti di crearsi un sito Web.

Quello di cui vi volevo parlare oggi però è un qualcosa di più perché va a toccare un mercato lontano dal concetto dell'Open Source, ma addirittura lontano dall'imprenditorialità viste le evidenti barriere d'ingresso e gli elevatissimi costi fissi.
Non tutto però deve rimanere così come l'abbiamo conosciuto finora, almeno questo è quello che pensa Joe Justice, semplice consulente informatico con un'intuizione che lo ha portato a creare un progetto a dir poco innovativo e che potrebbe sconvolgere il mercato dell'automotive.
Lavorando su un progetto che simulava il comportamento dei motori per aumentarne l'efficacia ha avuto l'illuminazione, abbracciando l'idea di permettere a tutti di crearsi un auto in casa senza la necessità di competenze specialistiche, ma semplicemente ordinando i singoli pezzi e seguendo le istruzioni, una sorta di "auto ikea".

Inizialmente non ci credeva tanto nemmeno lui, il progetto era veramente ambizioso, ma nel tempo ha trovato sostenitori e collaboratori e dopo ore di lavoro, cambiamenti, evoluzioni, il tutto senza per forza ricominciare da capo, ma applicando la famosa logica della "programmazione ad oggetti" tipica del mondo informatico, è riuscito a creare il primo esemplare funzionante a tutti gli effetti.

Ad oggi le auto prodotte sono 4 e altre 3 in costruzione, grazie alla collaborazione di persone da ogni parte del mondo, collegati via skype per fare i test e tutti con l'entusiasmo di far parte di un progetto importante.

Potete seguire il progetto nel suo blog ufficiale Wikispeed.com.

Di seguito il link dell'articolo completo su Repubblica. link articolo

Penso che la collaborazione sia il mezzo più potente che abbiamo in questa generazione soprattutto grazie alla facilità di comunicazione che ci viene offerta dal web.

A presto e Buone idee a tutti
Omar



martedì 12 giugno 2012

Couch Commerce

Ciao a tutti, 
ormai è evidente come l'e-commerce non sia più una scommessa ma una realtà consolidata che, anche se con il solito ritardo, sta prendendo piede anche in Italia con un valore di circa 19 miliardi di euro nel 2011 e in rapida crescita anche nel 2012 (Fonte Casaleggio Associati).
Il punto debole attualmente è l'esigua presenza delle aziende italiane sul mercato internazionale, considerando le scarse barriere d'entrata nel mondo dell'e-commerce, è sicuramente uno sbocco per molte piccole e medie aziende che producono merce e servizi di qualità ma che non trovano in Italia una domanda sufficiente alla loro potenzialità produttiva.

Ma questo è un altro discorso che affronterò a tempo debito, ora occupiamoci del titolo di questo articolo Couch Commerce, dall'inglese "couch=divano", sta a identificare l'abitudine di effettuare acquisti online nei momenti di relax come può essere il divano di casa.

Vari studi di marketing dimostrano che il momento più propizio per l'acquisto online è la sera, al ritorno dal lavoro, quando si scarica la tensione giornaliera e ci si dedica un po' a se stessi; una bella doccia, un po' di musica, due chiacchere e nel frattempo si accende il nuovo tablet fiammante per "surfare" un po'.
E' proprio qui che siamo più recettivi e propensi a comprare, la voglia di coccolarci con un paio di scarpe nuove, programmare la vacanza o comprare un coupon per una cena esotica di coppia.
Questo è il momento in cui viene utilizzato maggiormente il tablet che sta diventando uno strumento di massa utilizzato nel tempo libero, momento per l'appunto ideale per effettuare degli acquisti online.

Il problema (o come preferisco io l'opportunità) sta nel fatto che molti siti che conosciamo, più o meno importanti, non sono ottimizzati per una fruizione attraverso un device mobile come, appunto il tablet, pertanto la navigazione diventa lenta, difficile e decisamente poco attrattiva.
Ottimizzare i negozi di e-commerce per la navigazione via tablet attraverso app opportune che consentono una visualizzazione pulita, fluida e minimale, adatta ad uno schermo più piccolo e in modalità touch, è un'opportunità secondo me molto importante visto anche  l'incremento del numero di tablet venduti (vedi il grafico di seguito, fonte www.couchcommerce.com).

Un'attività di ottimizzazione legata ad una campagna pubblicitaria adeguata potrebbe portare a dettare le regole ad una nuova visione dell'e-commerce fruibile da tutti in pochi click.

Buone idee a tutti

Omar

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