mercoledì 17 ottobre 2012

Best place to work or best work for me?


Ciao a tutti,

in questo periodo si sentono spesso parole come crisi, disoccupazione, contratti a progetto, stabilità; sicuramente sono i temi caldi di questo tempo, ma una volta trovato il lavoro siamo sicuri di essere veramente felici?
Io questa domanda me la sono posta, il mio sogno è sempre stato quello di alzarmi la mattina, fare colazione e uscire canticchiando contento di andare a fare quello che veramente mi piace, come quando andavo all'università, sicuro di andare ad apprendere qualcosa di nuovo, fare due risate coi miei amici e respirare un po' di futuro.

Nella vita reale però non sempre è così, solitamente si dice qualcosa del tipo "non mi posso lamentare con la crisi che c'è in giro...", questo però è sintomo di rassegnazione e rinuncia che spesso di traducono in lavoro di modesta qualità e poco "engagement" (come si dice nella società globale), considerando poi che la maggior parte della nostra giornata è occupata dal lavoro, direi che è sintomo di scarsa qualità di vita.

Ma come si fa a trovare il lavoro che fa per te? Non necessariamente è quello che hanno fatto i tuoi genitori o quello che ritenevi potesse essere quando andavi ancora a scuola, anzi le idee si schiariscono quando ormai hai già iniziato il percorso scolastico e pure l'università, la maggior parte delle volte ci si trova imbottigliato in una situazione difficile da sbrogliare e non ti resta che seguire la corrente.

Quindi come si fa?

La risposta come spesso è più semplice del previsto, occorre analizzare le abitudini, gli interessi e le attitudini dell'individuo, ovvero considerarlo come persona che si deve adattare ad un macrocosmo a lui congeniale, in poche parole basta cercare il lavoro che ti assomiglia!

Il recruiter quindi non dovrebbe più interrogare il candidato sugli aspetti tecnici che la posizione impone di possedere, ma bensì dovrebbe analizzarne il carattere, quindi una ricerca di natura più psicologica che  tecnica.
Questo almeno secondo i ricercatori Claudia Harzer e Willibald Ruch, che ritengono sia la personalità la qualità predominante, c'è chi è positivo e ottimista anche nelle situazioni più difficili, chi sa mantenere il self-control in momenti imbarazzanti, chi è gentile e generoso e chi è naturalmente incline al lavoro di gruppo e alla collaborazione tra colleghi.

Certo uno cambiamento del genere non può partire solo da chi assume, dovrebbe essere ridisegnato l'intero percorso di istruzione in modo da costruire delle solide basi su cui costruire la struttura che si ritiene più congeniale una volta raggiunta la consapevolezza. Per far ciò la scuola e soprattutto l'università dovrebbe aiutare lo studente a identificare le proprie attitudini e punti di forza, inoltre penso che il percorso scolastico obbligatorio dovrebbe essere più breve lasciando lo spazio per continuare solo a coloro che veramente ne hanno intenzione e ne abbiano le capacità.

Penso sia estremamente interessante questa ricerca e spiegherebbe come tanti manager utilizzano le vacanze per rilassarsi coltivando l'orto o facendo delle attività di volontariato, quindi perché adattarsi a ciò che la società ci impone se possiamo deciderlo da subito?

Solo utopia o è possibile cambiare?

L'articolo completo lo trovate su Repubblica.

Buone idee a tutti.

Omar

martedì 2 ottobre 2012

Wikispeed




Ciao a tutti,

in tempi in cui tutti cercano di vincere la guerra all'esclusiva brevettando i propri prodotti per impedire l'entrata di concorrenti,  c'è una filosofia che da un bel po' sta cercando di ribaltare questa concezione, ovvero rendere disponibile a tutti il materiale e le conoscenze per lavorare, imparare, produrre, creare ecc... sto parlando dell'Open Source. Certo sembra quasi un'ovvietà parlare oggi di "Open Source", moltissime aziende usano software open source nelle proprie aziende in ogni campo, anche il mondo del Web ha beneficiato dell'avvento dei CMS (Content Management System) che danno la possibilità a tutti di crearsi un sito Web.

Quello di cui vi volevo parlare oggi però è un qualcosa di più perché va a toccare un mercato lontano dal concetto dell'Open Source, ma addirittura lontano dall'imprenditorialità viste le evidenti barriere d'ingresso e gli elevatissimi costi fissi.
Non tutto però deve rimanere così come l'abbiamo conosciuto finora, almeno questo è quello che pensa Joe Justice, semplice consulente informatico con un'intuizione che lo ha portato a creare un progetto a dir poco innovativo e che potrebbe sconvolgere il mercato dell'automotive.
Lavorando su un progetto che simulava il comportamento dei motori per aumentarne l'efficacia ha avuto l'illuminazione, abbracciando l'idea di permettere a tutti di crearsi un auto in casa senza la necessità di competenze specialistiche, ma semplicemente ordinando i singoli pezzi e seguendo le istruzioni, una sorta di "auto ikea".

Inizialmente non ci credeva tanto nemmeno lui, il progetto era veramente ambizioso, ma nel tempo ha trovato sostenitori e collaboratori e dopo ore di lavoro, cambiamenti, evoluzioni, il tutto senza per forza ricominciare da capo, ma applicando la famosa logica della "programmazione ad oggetti" tipica del mondo informatico, è riuscito a creare il primo esemplare funzionante a tutti gli effetti.

Ad oggi le auto prodotte sono 4 e altre 3 in costruzione, grazie alla collaborazione di persone da ogni parte del mondo, collegati via skype per fare i test e tutti con l'entusiasmo di far parte di un progetto importante.

Potete seguire il progetto nel suo blog ufficiale Wikispeed.com.

Di seguito il link dell'articolo completo su Repubblica. link articolo

Penso che la collaborazione sia il mezzo più potente che abbiamo in questa generazione soprattutto grazie alla facilità di comunicazione che ci viene offerta dal web.

A presto e Buone idee a tutti
Omar



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